Biografia
A cura di Nicoletta Tamanini
tratta dal sito ufficiale http://www.carlosartori.info/frame.htm

Quarto di undici figli Carlo Sartori nasce il 27 maggio 1921 a Ranzo di Vezzano (Tn), piccolo centro rurale in cui, raggiunta l’età
scolare, inizia la frequenza della scuola dell’obbligo. Il padre Paride è calzolaio, mentre la madre Cesarina segue la casa e la sempre
più numerosa famiglia. Dopo aver vissuto due anni nel vicino comune di S. Lorenzo in Banale, ove la famiglia si è trasferita nel
1929 per motivi economici, i Sartori, nel 1931, si stabiliscono definitivamente nel comune di Lomaso, frazione di Godenzo-Poia,
vicino alla nonna materna Erminia, prendendo dimora in una tipica costruzione giudicariese con il caratteristico tetto in paglia.
Pur frequentando con profitto le lezioni il piccolo Carlo aiuta la famiglia lavorando come pastorello. Sorveglia le vacche e le capre
sul monte Naone, sopra Godenzo e, come passatempo, incide scene pastorali sulle cortecce degli alberi. La sua insegnante,
notando una particolare abilità di Carlo nel disegno, lo incoraggia a illustrare le lezioni di storia e geografia con i ritratti di famosi
personaggi e colorate cartine geografiche.
Nel 1934 è protagonista di un atto di particolare coraggio che ricorderà con commozione per tutta la vita. Incaricato di sorvegliare
i fratelli minori dalla madre Cesarina, uscita di casa per assistere alla prima messa mattutina e per salutare brevemente
l’anziana nonna, durante un furioso incendio scoppiato nell’abitazione di famiglia, porta in salvo le due sorelline Maria e Rina e il
fratello Ferruccio, salvandoli da morte certa. Per questo episodio, l’anno seguente, nel 1935, riceve a Roma da Benito Mussolini
la Medaglia d’argento al Valor Civile.Desiderando perfezionare la sua naturale attitudine e passione per la pittura, si dedica alla decorazione di capitelli e alla preparazione
di acquerelli e disegni che puntualmente invia a persone importanti, tra cui Papa Pio XI. Spiegando la difficile situazione
economica in cui si trova e mostrando il suo talento, chiede un aiuto per poter studiare. Ottiene numerose risposte di incoraggiamento
accompagnate anche da elemosine, ma nessun concreto sostegno.
Nel 1939 inizia con grandi aspettative un corso per corrispondenza presso la Scuola A B C di Torino seguito dal professor Giovanni
Reduzzi e, suo malgrado, deve interromperlo dopo due anni a causa degli eventi bellici. Dal 1941 al 1942 è infatti chiamato a
svolgere il servizio militare nel Genio Artieri di Bolzano. In seguito al suo fermo rifiuto di combattere a fianco dei tedeschi e con
le brigate fasciste, nel 1943 viene internato nel campo di concentramento di Krems (Austria), quindi spostato in altri campi come
lavoratore coatto fino al 1945.
Finalmente, nel 1946, può riprendere il corso di disegno per corrispondenza presso la Scuola A B C di Torino a cui segue, negli
anni 1949 – 1951, il corso, sempre per corrispondenza, di artista decoratore presso l’Istituto Volontà di Roma. Per mantenersi
e poter continuare gli studi artistici Carlo Sartori alterna l’attività di contadino a quella di imbianchino. Alla fine degli anni ’50
decora numerosi capitelli realizzando pitture anche in molte abitazioni private dei paesi vicini. Esegue inoltre gli affreschi della
Casa Sociale di Godenzo-Poia creando, nel teatro del paese, varie scenografie per le compagnie filodrammatiche. Per questo suo
impegno, il 9 settembre 1959, riceve il premio “Ciondolo d’Oro” della CO.F.AS Trento.

“Il sacrificato”
pastello, cm 50×40 – 1987

Nel 1959 muore l’amata madre Cesarina, che da sempre lo ha incoraggiato, ispirando anche molte figure femminili del pittore
trentino. Nei mesi seguenti, pur continuando l’attività di imbianchino, Carlo Sartori, con grande sacrificio, continua a dipingere
ogni sera fino a notte inoltrata. Studia privatamente con passione e costanza, leggendo, rileggendo e annotando i più importanti
testi di critica artistica del tempo, attento ai preziosi suggerimenti contenuti nei manuali di pittura e decorazione di cui si circonda.
Segue inoltre con particolare attenzione le mostre d’arte a livello locale, regionale e nazionale. Partecipa poi alla mostra
collettiva del Circolo della Stampa di Bolzano dove viene premiato. Dopo anni di sacrifici e delusioni iniziano così per Sartori le
prime soddisfazioni.
Nel 1960 presenta la sua prima mostra personale all’Hotel Miralago di Molveno (Tn), ottenendo successo e lusinghieri apprezzamenti
e del 1961 è la prima personale a Trento presso la Galleria degli Specchi, presentato da Raphael Pricert. Nel 1962 partecipa
al IV Premio Internazionale di pittura Paestum (Sa). Il suo dipinto “All’osteria”, olio su tela del 1961, viene trattenuto e gli viene
conferito il titolo di membro accademico dell’Accademia di Paestum. Sempre nel corso del 1962 ottiene, per concorso, la possibilità
di allestire una mostra personale presso la Galleria Kaldor di Torbole sul Garda. Grande è il successo e numerosi i contatti,
poi a lungo coltivati, con il mondo austriaco e tedesco. Negli anni successivi partecipa a molte collettive anche a livello nazionale
e internazionale, raccogliendo sempre consensi soprattutto con le sue personali. Tra queste è importante ricordare, nel 1965,
l’esposizione allestita presso la Galleria La Colonna di Trento, presentata da Carlo Pacher. In quest’occasione Pacher elabora per
Sartori anche il testo critico “Senso d’un mito”, tanto caro al pittore. Conosciuto inoltre nel 1971 il celebre pittore rivano Luigi
Pizzini, Sartori ne segue i consigli e gli incoraggiamenti. Pizzini lo induce ad abbandonare definitivamente l’attività di imbianchino
per dedicarsi con maggiore continuità alla pittura.
E’ un anno fondamentale, il 1971, per il percorso artistico di Carlo. Numerose le collettive a cui partecipa e importanti le personali
tra cui, assolutamente da ricordare, è quella allestita presso la Galleria Città di Riva, allora gestita da Dante Dassatti. Il gallerista
rivano crede nell’artista trentino, lo sostiene e, presentandolo in molti ambienti artistico-culturali, anche a livello nazionale, crea
al pittore una fitta rete di contatti e conoscenze. Nel 1972 Sartori partecipa alla XXV edizione del Premio Suzzara (Mn), Rassegna
internazionale di pittura scultura bianconero. Segnalato dal critico d’arte Raffaele De Grada, su suggerimento dello stesso, partecipa
con due opere alla VI Mostra nazionale dei Naifs di Luzzara (Re), presieduta dallo scrittore Cesare Zavattini. Viene premiato
e la sua opera “La scampagnata” acquistata per il Museo. Negli anni successivi Carlo Sartori è regolarmente invitato alle iniziative
del Museo tanto che, nel 1977, gli viene assegnata all’interno del Museo stesso, una Sala Omaggio per un’esposizione personale.
Continuano i riconoscimenti e nel 1974 il suo nome e la sua opera, con la riproduzione del dipinto del ’72 “Ancora una vedova di un povero operaio”, vengono inserite alla voce “Sartori Carlo” in “Le Muse”, volume XIII pagina 273, edito dall’Istituto Geografico
de Agostini (No).
Nel 1982 viene nominato socio dell’Accademia Roveretana degli Agiati. Questo importante riconoscimento avviene in un periodo
in cui l’originale opera di Sartori viene sempre più apprezzata dal pubblico e dalla critica, conferendo all’artista successo,
fortuna economica e, purtroppo, anche molti imitatori.
Nel 1993 viene pubblicata la monografia “La saga contadina del pittore Carlo Sartori” con testi della nipote Gemma Sartori e
del critico Renzo Francescotti. L’anno seguente, nel 1994, importante riconoscimento pubblico è sicuramente la grande mostra
antologica “Carlo Sartori, l’opera” allestita a Palazzo Trentini con il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento. L’esposizione,
accompagnata da un corposo catalogo, è curata da Gabriella Belli, Danilo Eccher e Renzo Francescotti e viene visitata da oltre
cinquemila persone. Anche il suo paese natale, Ranzo di Vezzano (Tn), nel 1997 dedica al pittore una mostra antologica e qualche
anno dopo, nel 2000, Carlo Sartori dona alla piccola comunità, come segno d’affetto e di profonda riconoscenza, il grande dipinto
su tela “Il Cristo degli Emigranti”, ora collocato nella Chiesa parrocchiale di Ranzo. Nello stesso anno, in occasione della mostra
antologica allestita presso il Museo Nazionale di Arti Naifs di Luzzara (Re), Raffaele De Grada lo presenta dedicandogli il testo
critico “Il realismo naif nei dipinti di Carlo Sartori”.
In occasione del compimento dell’ottantesimo anno di vita dell’artista, esce, nel 2001, edito e curato dallo stesso pittore, dalla
nipote Gemma, con la collaborazione di tutta la famiglia Sartori, “I disegni di una vita. Opere inedite”. Il volume “fatto di schizzi e
disegni che non compaiono nell’opera finita e che i più ignorano” (come sottolinea l’artista nell’introduzione), è oggi uno strumento
davvero indispensabile per comprendere a fondo il percorso artistico, personale e umano del pittore di Godenzo.
Nel 2002 Religion Today, Festival internazionale di cinema e religioni, in occasione della sua V edizione, promuove a Trento presso
lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, la mostra personale “Carlo Sartori Le Crocifissioni”. Esposizione e catalogo sono
a cura di Renzo Francescotti. Grande successo di pubblico e critica raccoglie nel 2004 anche l’ampia personale “Carlo Sartori”
organizzata dal Comune di Arco a Palazzo dei Panni, sede dell’Atelier Segantini. Mostra e catalogo vengono curati da Giovanna
Nicoletti.
Nel 2006 il Presidente del Rotary Club Trentino Nord Distretto 2060, dott. Mauro Pedrazzoli, consegna a Sartori il Premio Paul
Harris Fellow in segno di apprezzamento per il suo “tangibile e significativo apporto nel promuovere una migliore comprensione
reciproca e amichevoli relazioni tra i popoli di tutto il mondo”. Altro grande successo riscuote nel 2006 a Palazzo Roccabruna
di Trento la mostra personale “Carlo Sartori. Il lavoro sulla terra dei monti”, curata, insieme al catalogo, da Giovanna Nicoletti e
promossa dall’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento. Infine, del 2010, presso la Galleria d’Arte Il Castello
di Trento, è l’ultima personale presentata da Renzo Margonari. Il pittore non riesce ad intervenire all’evento in quanto già gravemente
malato. In tale occasione viene anche presentato al pubblico, edito dalla citata Galleria d’Arte, il volume “Carlo Sartori.
Disegno – verità” con intervento critico dello stesso Renzo Margonari e l’intervista, l’ultima al pittore, di Marco Tomasini.
Carlo Sartori si spegne pochi giorni dopo, il 5 maggio 2010, all’Ospedale S. Chiara di Trento. Oggi riposa nel cimitero di Godenzo
(Comano Terme). Sua volontà testamentaria è la costituzione di una fondazione, la Fondazione Casa Museo pittore Carlo Sartori,
per conservare e tutelare la sua opera, promuovendone la conoscenza e la diffusione.